Ocio

Tra le varie filo/religio/settosofie che mi hanno permesso di ampliare un poco l'orizzonte per confrontare la realtà con la sua sublimazione, ho un giorno incontrato l'esperienza di Ocio. Beh, al momento questo guru non mi ispirava troppa fiducia, anche perchè il suo nome pronunciato mi faceva venire alla mente un comando dato a voce a qualcuno perchè si spostasse da una posizione: Ocio: attento, spostati, vai via da lì.

Poi, piano piano (anche perchè un poco mi sono spostato dalla mia posizione) ho imparato a vedere una nuova dimensione delle cose che prima non avevo mai considerato. Certe esperienze della vita che ci sfuggono ci raggiungono magari in un secondo tempo, quando meno ce l'aspettiamo. A volte questo provoca dolore, a volte ci fa piacere. Direi che in questo caso di Ocio ho sperimentato una cosa a metà, una specie di sensazione di equilibrio.

L'esercizio del ritorno a se, per ritrovare se stessi, non è forse una cosa nuova, anzi, è la cosa più antica che c'è; ma solo nell'esercizio della palestra di Ocio sono riuscito a provare a metterla in pratica, spostandomi con il mio io pesante, pedante e ripetitivo verso un centro di gravità impertinente, da un certo punto di vista, perchè mi scomodava, ma anche donandomi la possibilità di percepire fuori ma sopratutto dentro di me un avvicinarsi a un punto di equilibrio.

Non avrei mai pensato, ma Ocio mi ha spostato con tutto il mio peso verso l'ago di quella bilancia sulla quale non avrei mai voluto salire...e ora, grazie a lui, conosco meglio il gravare del mio io.

Ricreazione

La folla andò subito in visibilio appena lo spettacolo iniziò.
Era la ricreazione in atto: avveniva che la creazione si presentava di nuovo, a partire dal Big Bang o dal buco nero, dall'inizio di tutto insomma. 
Era in atto come una commedia, proprio per la folla accorsa a teatro per vedere il retroscena di quella originale scena, momento originario di tutto e di tutti.
Era il ritorno alla neonatalità di ogni cosa: vedere, per la prima volta, la creazione ricreandola.
Quest'opera drammatica, piena di emozioni e di attese, non era per un pubblico scontato, ma nemmeno per un'elite: persone scelte a caso dal destino avevano avuto il posto in prima fila, in seconda la sorte aveva scelto gli altri, in terza fila erano stati scelti per simpatia...e così via, fila per fila. Per tutti, comunque, una sorpresa, un'avventura e anche una scommessa.

Facciamo una foto con il buco nero?...
Posiamo in gruppo mentre esplode il nulla?...
Curiosiamo dietro le quinte, per vedere a chi si deve tutto quanto?

La ricreazione, un evento spettacolare di aggregazione, di simpatia, di conoscenza di persone e di cose mai viste prima; cioè, viste da sempre, ma mai così come adesso, in modo totalmente diverso e migliore.

La ricreazione è sregolata, caotica, folle, spara fuori da ogni dove e in ogni modo improvvisamente, sorprendendo, non lasciando spazio al ragionamento, ma solo all'avventura: quella del farsi follia incarnata nella fantasia.

Rosso di sera, e di mattina

Il colore rosso è il più bello di tutti, non perchè lo dico io: me l'ha detto lui di persona. Salendo le scale mi sono imbattuto nel suo tappeto, poi la porta d'ingresso mi ha fatto accedere a una sala piena di marmellata rossa densa, penso sia stata amarena. Avrei voluto assaggiarla infatti, ma il desiderio di procedere con una rossa passione mi ha tanto animato il rosso cuore, che mi sono trovato tra le braccia dell'amore.
Era rosso.
Arrossii.

Quando si dice che rosso di sera, bel tempo si spera, si coglie subito che vogliamo che la sera sia sempre rossa, anche quando tutto è cupo e grigio, per avere, anche solo nella speranza, il sogno del bel tempo.

E non intendiamo solo il bel tempo fisico, quello del cielo. 
Intendiamo volere che il bel tempo si estenda moralmente sulle nostre sofferenze, quando il sangue rosso vivo scorre dalle nostre ferite, quelle che la vita in modo più o meno naturale ci riserva e ci prepara ad affrontare.

E se rosso di mattina bel tempo si avvicina è un detto che vale ancora, certo lo è perchè anche se non vediamo chiediamo al nostro corpo di far scorrere bene e vivace il rosso vivo del sangue del primo mattino, per accedere alla giornata al meglio delle nostre possibilità.

Il colore rosso è il più bello anche perchè è venuto per primo a presentarsi a me come tale, senza insistenza e così, con molta semplicità, quasi vergognandosi di essere bello, come se arrossisse per questo.
Per questo credo che il rosso sia davvero il più bello, senza escludere la bellezza a nessuno.

Stradigatti

Ho ascoltato un concerto,ultimamente. 
Un po' strano per davvero, in quanto era molto silenzioso, ma creava in me che ascoltavo una musica originale e coinvolgente; anzi, mi sembrava proprio fossi io direttore dell'orchestra, nel far procedere e suonare in un modo ogni strumento in sè e in sintonia con gli altri.

Mi sarebbe piaciuto essere chiamato con un nome solenne, in qualità di Direttore d'orchestra: Stradigatti, per esempio. Anche se mi pare richiami l'atmosfera di un gruppo di gatti sulla strada, che creano anche molto caos, eppure, mi piace come nome. Sì: sarò il maestro Stradigatti.

Un concerto che unirà l'umanità all'animalità, in sintonia.
Che unirà l'istinto alla ragione, facendole danzare seguendo la musica, e anche la musa.
Un concerto che poi, in un secondo tempo, procedendo, unirà non solo gli strumenti umani a quelli animali; ma anche ai vegetali. E infine, a tutte le cose inanimate, mettendo in esse una musica rianimante, con note da risurrezione. Le chiamerò: note dell'anima: dell'anima umana, dell'anima animale, dell'anima vegetale, dell'anima di ogni cosa. Insomma, sarà un concerto universale.

I gatti da strada che mi hanno ispirato il mio nome da direttore: Stradigatti, essi saranno proprio i gatti del vicolo dei miracoli: in ogni strada dove si udrà la musica avverrà il miracolo della rianimazione, proprio come è avvenuto per me la prima volta.

Che musica farà il sasso? Ascolteremo. 
E i pesci, che canteranno? Sentiremo.
E le piante, come muoveranno la loro strumentalità? Vedremo.
E io?...Aspetto voi...

Il tiranno del re

Il tiranno incazzato non ritrovava più il gusto della serenità; tutti i piatti sopraffini della sua cucina non lo soddisfacevano ormai più, e chiunque si desse da fare per lui e i suoi desideri, era solo oggetto di rimproveri e insulti d'ogni genere. 
Dov'era finito il suo gustare il piacere del potere, e il potere del piacere?

Manca di sale...
Manca di zucchero...
Non sa di niente...
Troppo dolce...
Troppo amaro...

E tutto questo si riversava poi nella mente, nel cuore, nell'anima affamata e assetata di serenità. La sua cucina era ormai diventata la sua camera mortuaria e la sede della sua autopsia morale. Come poteva mancargli il cibo spirituale più di quello materiale, del quale si era sempre ingozzato? Perchè ora era anche incazzato? Con chi? Con che cosa? Perchè?

La bimba che gli passò innanzi giocherellando con una palla lo distolse un attimo dai suoi tristi e angoscianti pensieri, permettendogli una pausa di follia: "Ehi, tu, bambina! Passami la palla! Fammi giocare con te!".

E tutto d'un tratto, la sala della corte divenne un campetto di gioco a due, tra il re e la bambina, con tra mezzo la pallina che, balzando ora qua ora là ricreava l'atmosfera del pascià. 
Il pascià infatti è una specie di re, ma meno sofisticato e esigente, più rilassato e ben pasciuto, che gioca sì, ma con meno ansia e con più filosofia. Un gioco serio, il suo, fatto bene, a regola; ma anche sereno e non scadente nello scherzo. Era proprio questo il segreto del pascià che illuminò in quel momento la mente del re, che invitò la bambina a salire al suo posto, al trono, mentre lui continuò a giocar con la pallina fino a mattina, quando, esausto ma sereno, ritrovò il gusto e l'anima di essere re per davvero.

Sardegnando

Sunna sunna sunna mura l'abbiaggiar più t'innamura.
Aufritecu d'ammusire al velier tu vuoi venire, ma se lestu tu ti fante riscuntrate sull'infante.

Modi modica avvenire senza il pel che vuole dire unu scimmu d'acquavite ruspa il veteru fiuritu; senza corde e senza guai abbiu fidu tracannai.

Sutt'a un' isula fumosa sputu 'n altra dumignosa trancu limitu e gerusa su nun far la capricciusa, manca pucu all'umbrunire vien la nutta a me sturdire.

Far piaceri e fannu sessu lestu vannu qui a traversu, pur sun fijj du parrone che non voie tante scuse, prestu levate da scannu che a scannar ho vuglie addossu.

U cumandu differitu fallu subitu o il tuo ditu perduttello cercherai in u vallu o monte sai; nè parula ni favella basta passi a catenella sottu u porticu accecatu solu tu sii illuminatu.

Fricca fricca senza fritta aria fritta truverai se tu vai circando guai; qui la legge non v'ha posto solo trovi un uomo losco; spari e spari ma nu prendi un accidenti; solo lui te fa ammazzatu truveratti in u fussatu.

La pallottula di petto con la pelle du caprettu murtalatu tu serai se i miei ditti nun farai; non guardare a istu statu, non ha senno è mai c'è statu; qui c'è solu e solu io, è sparitu pure iddiu. 

Habemus pepe

Una spezialità è la spezia che occorre per saggiare ogni delizia: il pepe.
Abbiamo o no questo pepe, per rendere pepata la vita e le sue funzioni (comprese le religiose)? Se è vero che la funzione sviluppa l'organo, senza la spezia del pepe quest'organo sarebbe freddo e solo funzionante, non appagante e dal gusto di peperlizia, cioè di delizia.

Abbiamo tutto, ma senza pepe.
Una società senza pepe, una religiosità senza pepe, una pietanza senza pepe.
Allora, ritorniamo a prenderci il pepe! Dov'era finito? Chi lo ha tradito? Chi lo ha imboscato? Chi non lo ha portato qui?

E' facile dire, ma tra il dire e il fare, dov'è finito il condire, per non ridurre tutto a parole amare? Ma di pepe, ne basterebbe un dito per aver tutto condito, sotto e sopra ogni settore, in cucina o in riva al mare.

Rieleggiamo il pepe!
Richiamiamolo alla memoria, alla storia, al presente, che ora sa di poco o niente!
Anche la vita con un poco di follia ecco il pepe che se la porta via!
Non importa più allora quanto hai vissuto, ma quanto sei stato pepato.

Con un poco di pepe al punto giusto, al momento giusto e sulla pietanza giusta, anche il Papa farebbe faville!
W il pepe!
Finora il pepe è stato sotto chiave, ma se riapriamo il conclave, verrà rieletto come il migliore della spezialità sia nell'umano che nella spiritualità!
W il pepe! Anzi: W il Dio pepe!