Reincarnazione

Ogni volta che qualcosa di noi scompare, ricompare in qualcun altro.
E' come una reincarnazione, ma non di noi: delle nostre cose.
Noi rimaniamo quello che siamo, vivi o morti; le nostre cose si reincarnano in situazioni a noi vicine o con le quali abbiamo avuto a che fare.
Questa è la nostra responsabilità nel progresso dell'umanità.

E la follia distribuisce tutte queste cose in modo impensato qua e là nel mondo, continuando la nostra opera di costruzione o di distruzione, a seconda del nostro essere e agire pro o contro l'universo. Una piccola cosa, nel contesto universale, sbilancia pro o contro il progresso. E non è vero che essendo piccola cosa a poco vale. Ogni piccola cosa passa inosservata dappertutto, e si insinua fin là dove le grandi cose non arrivano. Come un virus.

Dobbiamo non gestire quello che diciamo, facciamo o pensiamo: dobbiamo invece imparare ad affidarlo al contesto universale, che lo guiderà con fantasia, con la follia che si espande fino ai confini di ogni galassia. Certo, se rimaniamo ancorati alla ragione, non faremo un passo in questo senso; e le nostre attività moriranno con noi, finiranno come noi: in cenere.

La reincarnazione per noi è solo illusione, ma per le nostre attività rimane realtà; il nostro testamento e la nostra eredità morale è affidata ad esse. Noi finiremo, solo le nostre realtà continueranno il progresso: lasciamole andare, affidandole liberamente e gioiosamente alla legge universale della follia.


Il verme solitario

Ciò che fa di noi un'umanità nuova è il verme.
Una specie di verme solitario che ci rode e corrode, richiamandoci alla nostra piena verità: tutto, tutto si logora, e noi siamo logoranti in atto e in potenza, verso di noi e verso gli altri.
Il verme serpeggia piccolo e quasi impercettibile, ma capace di colpire al punto giusto e al momento giusto, quando occorre, per farci da richiamo al progresso autentico del mondo.

Distruggere per ricreare.
Questo è il motto del verme solitario che si annida nella mente, nel cuore e nell'animo di ciascuno di noi, nessuno immune. E più uno si crede immune da esso, più ne è intaccato; più uno crede di crescere nella sacralità, più ne verrà intaccato, a favore della riscoperta della propria e altrui umanità; più uno si crede perfetto, più sarà morso dalla sua relatività.

Il verme che ricrea l'umanità partendo dal basso non è altro che la riproduzione del serpente del peccato del giardino originale, che ha fatto recuperare a chi si credeva immune da essa la realtà della mortalità. E quando ci scopriamo mortali, saremo anche più veri, più umani, più umili. Ogni morso del verme guarisce dalla malattia dell'immunità diplomatica, religiosa, famigliare, sociale, dirigenziale.

Il verme della follia tutte le ragioni si porta via, ma proprio per il bene e il meglio della nostra esistenza; ciò che credevamo rovinasse la nostra logica, in effetti la muta in vera, sfrondandola dall'accessorio, dal superfluo, dalle nostre ragioni, per far emergere solo la vita.

La freccia dell'amore

Quando l'amor scocca la sua freccia, da qualche parte si apre una breccia.
Basta una semplice e densa ferita perchè la vita sia ripartita; con la partenza di un fitto dolore rigenera il senso, il cuore, l'amore.
Quando si è tratta da un lato la via, il marciapiede aspetta chi sia; quando chi passa ha il cuor di uno lesto, ecco l'amor d'occasion di fa presto. 
Quando chi passa porta armonia, ecco gioisce tutta la via.

Chi sfreccia la freccia con amore non ha mai fretta di superare il dolore.
Amare soffrendo è la garanzia che vale piuttosto di chi va per la via; rimane ad attender chi ama davvero, ed è questa una prova per l'amore sincero. In gioia e in dolore se non te ne vai, saprò che momento aiutarmi tu puoi; se fuggi davanti a ogni evenienza, saprò che il tuo amor non ha consistenza.

L'amore rigenera per quel che tu hai addosso, riveste la carne e poi pure l'osso; e quello che appare ormai esaurito, l'amore trasforma in un convertito; converte la gioia in amore del vero, e anche il dolore appar più sincero. In dolce ed intensa dolorosa follia, vivrai generando l'eterna follia, che spazza ogni senso di falso d'intorno, richiamando la tua serenità sfuggita per un suo nuovo ritorno.

Un bicchier di vino

Il vigneto in fiore annuncia già l'amore, fatto da buon vino dal sapor divino, vino da eccellenza da portare in mensa; anche chi non beve può gustare lieve il trovarsi insieme per serenità. Grande è l'occasione per un vin migliore miglior l'incontro vale più che il mondo, intero nasce il vino, compie un gir divino, va per tutto il mondo nobile e giocondo.

Buono in compagnia reca l'allegria, fa a finire in festa anche la più mesta occasion perduta fanne una bevuta, per dimenticare ciò che hai da fare; forse troverai almeno quel che sei: un gran fannullone e anche un po' beone, ma di compagnia, il meglio che ci sia; sei di cuore grande e sincerità eccellente, qualità di vino e perfin divino, tutto questo fai tu per chi vorrai.

Cerco allegramente chi per poco o niente perde tempo assai come non ha fatto mai; senza l'occasione non c'è situazione che può far da gloria a chi vuol vittoria; e tu vincerai se con me berrai. Basta un po' di vino e vedrai il divino, pur l'incarnazione prenderà visione per a te annunciare quel che c'è da amare in questo nostro mondo dove tutto pare andare a fondo.

Al fondo di una botte c'è la risalita, per gustare insieme con una partita delle carte sparse lì per il destino che voler da botte ancora un po' di vino; più il suo gioco avanza, più la carta incanta, e il bicchierino colma sempre il vino, mentre in compagnia sfocia l'allegria, un giocar sincero fatto un po' di vero e di falsità per andar avanti in questa umanità.

Quadro d'autore

Una pennellata di realismo, una affresco di misticismo, un tocco di rococò, ecco il quadro che farò. Non voglio ritrar nessuno, per non far torto a tutti. Chiederò a madre natura di posare per me, nuda e semplice, sorridente, trasparente, un po' velata, quel tanto che serve per essere poi ammirata. Un quadro con un alone di gelosia, che attiri tutta la vostra simpatia.

Un quadro d'autore non guarda in faccia neppure al Signore; quel che c'è da ritrarre, ritratto sia; e quando il ritratto è fatto, non chiedere mai alla gente se deve essere rifatto. Anche il più disgustoso e impertinente, non deve essere fatto a gusto della gente. Deve restare così, come ben sapeva il famoso Alì: dalì a là il gusto non si fà.

Tutto quello che è ritratto sorge sempre da chi è un po' matto; l'arte della fantasia è pennellata di follia; tavolozza e i suoi colori non ne restan fuori; e se usi i suoi pennelli, non pensare sian più belli; sono grezzi e disgraziati, perchè spesso sono usati; l'arte della fantasia dalla morte non va via.

Il ritratto naturale piace sempre e sempre vale; ma è il tocco del pennello che lo rende a te più bello; anche orrendo e irriverente, non giudizio della gente per l'artista è giudicato per poi esser valutato; non è il soldo che fa il quadro, dove spesso arriva il ladro; il giudizio e il suo valore stanno proprio lì nel cuore.

E se il cuor della natura ti può mettere paura questa è arte della vita suggerita e mai finita, come spunto per partire nella vita ad affrontare cose belle e cose brutte ma che sai verran distrutte; ma lo spunto dell'autore è raggiungere il tuo cuore per svegliarlo dal torpore e ridargli un po' d'amore, colorando un po' di te, che lo specchio è un po' di me. 

L'impicc Man

Impacciata e impacciante è l'umanità fin dalle sue origini.
Non si trova mai a suo agio, a causa del suo non accettare di andare adagio.
La fretta, questa cattiva consigliera, crea sempre una situazione complicata in ogni dove.

Aveva fretta di mangiare la mela! 
E aspetta...no?! 
Magari arrivava qualcuno (guarda quanti siamo ora), o potevi farci la mela cotta, o farne fettine e con un po' di gentilezza assaggiarne pian piano la sostanza; e poi, detto tra noi, che mela c'era, maledetta primavera?!
Non c'era nessuna mela...Solo la fretta, la fretta di consumare, di fare sesso!
Non ci siamo scostati di un millimetro dalla situazione dell'impaccio originale, causato dalla fretta di fare, di avere, di godere, di possedere, di avere qui subito una scusa per procedere.

Il contorno di quella mela: l'atmosfera, è più importante e gustosa di un tir di mele del Tirolo.
I frutti migliori della primavera originale non consistono in consumazioni da ipermercato, ma sono le coccole.
Sì, proprio queste, e fatte con la dovuta attenzione, perchè ogni coccola ne crea un'altra, e quando ne fai due, ne avrai quattro, e da quattro diventeranno sedici,...ma non nella quantità: sopratutto nella termometricità: nella febbre d'amore.

Abbiamo paura della febbre d'amore, che ci rivela in verità quello che siamo: ammalati nell'amore; noi vorremmo essere sempre stalloni dalla velocità sessuale, dimenticando ogni medicina che ci adagi sui divani del nostro essere e ci faccia godere un piacere non sbrandellato e ripetitivo, ma sempre proiettato sempre più verso il valore dell'infinito: 2,4,16,...ma nell'amore, per noi impacciati a contare, ciò che conta è solo finire al più presto di contare.

Impressioni di vita

Sono nato, e questo è già tanto, direbbe qualcuno, visto i tempi che non corrono più.
Già, sono nato, ma in che stato!
Non intendo chiaramente stato di geografia, ma quello della malinconia.
Sono nato all'improvviso, sbattuto fuori senza alcun preavviso: impreparato, quindi già all'inizio bocciato! 
La scuola della vita è stata parca con me, anche se la vita della scuola è stata sempre un imprecar la porca miseria. 

Passato di anno in anno a vita prolungata, mi sono anche ingegnato per averla un poco più adattata; mi sono sentito subito un maestro, senza accorgermi che era troppo presto. 
Sbattuto come l'uovo a colazione, a sua differenza son tornato in embrione: che cos'è poi in fin dei conti questa vita, se qualcuno già all'inizio la vuol fare già finita?
I conti non tornano, anche perchè erano in vacanza lontano da tempo, ma son giunte pian pianin le sottrazioni della vita a insegnarmi altre lezioni.

Ho imparato dall'inizio fino ad oggi quasi niente, anche perchè sempre e ovunque in viaggio con la mente; maturato e un po' bacato, tuttavia, son finito per amar la fantasia, che chiedendo a me follia mi fa perdere non soltanto la lezione, ma il progresso in ogni altra situazione.

Sta di fatto che strafatto d'esperienza ho esaurito tutto il cibo lì in credenza; credo solo di aver fatto tutto quanto senza metter tutto sotto il manto del mio vanto. 
Ma se questa fosse solo una folle mia illusione, chi di voi mi rimanda all'embrione?